La scatola dei ricordi


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Profumo di famiglia.

Il Papy ha sempre avuto la passione della campagna: passione che l’ha portato dapprima a comprare il terreno da coltivare e poi a costruire una casetta tutta nostra. L’abbiamo disegnata insieme, decidendo gli spazi e cercando di accontentare i desideri di ognuno di noi: io ho voluto il camino (ditemi, che casetta di campagna sarebbe senza un camino?), la Mamy ha voluto un’ampia cucina in muratura, la Sory un piazzale grandissimo pavimentato su cui sguinzagliare i nostri marmocchietti e mio fratello Iceeyes è stato il suggeritore della zona forno a legna-barbecue.

Stamattina, malgrado fosse novembre inoltrato, noi eravamo lì a goderci il sole ancora caldo con la Tata che pasticciava con la terra (sarà andata avanti e dietro non so quante volte a riempire l’acqua alla fontana per innafiare i fiorellini) e che  La Mamy e la Sory impastavano, stendevano, preparavano. Io sono l’addetta alla supervisione dei marmocchietti: sarà per tenermi le mani impegnate?! Ad ogni modo oggi sul piano cottura c’erano tre pentoloni pieni di uva che il Papy e la Mamy avevano sapientemente privato dei noccioli (si parla di quantità industriali eh! 25 kg di uva!) e che si trasfomerà nella mostarda che io tanto adoro e che andrà a farcire le crostate che la Mamy preparerà durante l’inverno e i dolcetti natalizi.

Mentre l’uva era in cottura, la Sory sbucciava dei limoni che a breve si sarebbero trasmormati in un limoncello gustosissimo, l’unico che riesco a bere senza che l’alcool mi bruci la bocca e lo stomaco!

Facciamo un gioco. Provate a chiudere gli occhi e lasciatevi guidare da me. Vi fidate? Immaginate una casetta di campagna, circondata da ulivi. Avvicinatevi alla finestra: passateci la mano sopra per toglierci quella patina di umidità. Cosa vedete?

Ora aprite la porta: questo profumo di mostarda, di limoni e clementini che sentite è il profumo della mia famiglia. Credo sia andato qui, all’immagine di noi in questa casetta di campagna, che sia andato il mio pensiero quando abbiamo scoperto la malattia del Papy. Credo sia stata questa la mia paura più grande durante le fasi delicate delle terapie: non poter sentire ancora questo profumo.

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Farfallina.

La conquista della mia libertà è legata ad una data precisa: 15 ottobre 2002. Avevo 23 anni. Lo so cosa state pensando: un po’ troppo grandicella? In effetti sì ma credetemi se vi dico che non è stato affatto facile.

Come vi avrò già raccontato qualche post fà, sono stata fidanzata per sette lunghi anni con un ragazzo che pensavo di amare. Ecco, pensavo, ma a sedici anni non lo sai bene cosa intendi per amore. Posso dire di averlo capito quando la nostra storia è finita. Quando io ho deciso, inaspettatamente agli occhi di tutti, che era giunto il momento di porre la parola fine. Io avevo un vulcano dentro di me, che ho cercato di tenere a bada per troppo tempo e che non ho potuto più controllare. In quei sette anni mi ero giocata la cosa più importante che avessi: la libertà. Niente uscite con le amiche, figurati poi se si fosse trattato di amici… Niente Università! Troppo pericoloso, certo non per me. Io e lui, al massimo con i suoi genitori. Moltiplicatelo per sette lunghi anni e vedrete che come risultato vi darà lo stesso che ha dato a me: fine della storia.

Non vi sto a raccontare nei dettagli di tutte le difficoltà che ho dovuto attraversare, dei pedinamenti, delle liti ferocissime con i miei genitori e con mia sorella. Non l’accettavano. Non che lui fosse uno stinco di santo o il miglior ragazzo che si potesse desiderare per me, tutt’altro. Era la situazione che non riuscivano a gestire. Non mi riconoscevano più: mi chiedo se ci avessero davvero provato a conoscermi all’epoca. Dal canto mio io avevo ben chiaro quello che avrebbero dovuto fare tutti: farsi da parte, lasciare che fossi io a gestire la cosa da sola, perché era in ballo il mio futuro, erano in gioco i miei sentimenti. Lui? un bambino capriccioso che batte i piedi a terra e chiede ai suoi genitori di ridargli il suo giocattolo preferito. Suo padre e sua madre cercarono di convincermi  dapprima con le buone a tornare con lui, sventolandomi un brillante davanti agli occhi e poi con le cattive, minacciandomi che se il figlio avesse compiuto un gesto insano avrei dovuto risponderne io. Deprimente. Avevo solo 23 anni e non stavo divorziando. Era saltato il rapporto con i miei genitori, con mia sorella. Solo due persone non mi voltarono le spalle: mio fratello Iceeyes e Grande Capo. Mio fratello mi offrì di dormire nella sua stanza, visto che con mia sorella non c’era più dialogo. Grande Capo mi diede tutto il suo sostegno sotto forma di libri nuovi in cui avrei potuto riconoscermi, di lunghe chiacchierate in cui riuscivo a non sentirmi in colpa ma ad assaporare – seppur ancora a piccoli sorsi –  il gusto della libertà. Con lui non mi sentivo giudicata. Dietro suo suggerimento decisi di iscrivermi all’Università. Lui stesso mi ci accompagnò.

Ormai avevo spiccato il volo. La settimana dopo mi iscrissi in palestra (è inutile che ve lo domandiate: lo sport era out quando stavo con lui). Poi un giorno, mentre cercavo di rilassarmi sul divano, ascoltai questa canzone.

Farfallina – Luca Carboni.
Un fiore in bocca
può servire…
non ci giurerei ma dove voli
farfallina
non vedi che son qui
come un fiore
come un prato
fossi in te
mi appoggerei per raccontarmi
per esempio
come vivi tu
potresti dirmi
sorellina
in cosa credi tu
cosa speri
cosa sogni
da grande che farai
se ti blocchi
contro il vento
o spingi più che puoi
che paura certe notti
ti senti sola mai
Così sola da
da non poterne più
Se hai bisogno d’affetto
se ne hai bisogno come me
se hai bisogno d’affetto
e di qualcosa che non c’è
… per te tra gioia
e dolore
che differenza c’è
vuoi dei figli
sì dei figli
o non ci pensi mai
e il sesso è un problema
oppure no
sembri libera e felice
o a volte piangi un po’
Si dice in giro
farfallina
che tu l’anima non l’hai
e come fai
piccolina
a dire si o no
Non pensare che sia pazzo
se sto a parlare con te
è che sono solo
sorellina
così troppo solo che
Ho bisogno d’affetto
per oggi tienimi con te
ho bisogno d’affetto
ho bisogno anche di te
ho bisogno di amore
e di qualcosa che non c’è
Ho bisogno d’affetto…
ho bisogno d’affetto…
ho bisogno d’amore…

Ogni singola parola sembrava esser stata scritta per me. La melodia mi entrò nella testa e nel cuore. Due settimane dopo aver rotto il mio fidanzamento, precisamente il 15 ottobre del 2002, una farfallina blu fù tatuata sulla mia pelle, indelebilmente, sul mio ventre. Mai più, a nessuno, avrei dato il diritto di privarmi della mia libertà. Da quella stanza ne uscì un’Alessandra diversa: più sicura, più forte ma soprattutto più fiduciosa nel futuro. E col tempo ho recuperato il rapporto con i miei genitori e con mia sorella. Ho intessuto nuove e preziose amicizie. Come dite? Anche con i maschietti? Beh, Grande Capo oltre ad essere il mio Capo è anche il mio migliore amico.


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Mamma hai perso il lavoro.

E’ da un paio di settimane che la Tata piange e si dispera quando devo andare al lavoro. Non era mai successo prima, eppure ho ripreso a lavorare quando lei aveva solo 4 mesi e la lasciavo a casa con Puffoforzuto o con la Mamy. Sicuramente adesso che è più grandicella è più cosciente e per questo ne soffre. E non ci soffre solo lei. Oggi andar via è stato traumatico forse più per me e sono arrivata in ritardo di dieci minuti (cosa che è successa si e no quattro o cinque volte in 12 anni…).

Io lavoro solo nel pomeriggio, dalle 16 alle 20. Le sto provando tutte.

Se prima di andar via è sveglia, la saluto dicendole: “Amore, la mamma va al lavoro ma poi torna, ok?”…

… ueeeeeeeeee!!

E inizia la fase dell’attacco stile Koala! Provo a consolarla, provo a distrarla, Puffoforzuto s’inventa di tutto ma lei niente! Piange e si dispera. Fatto sta che io da quella porta ci devo uscire.

Ho provato anche a farla addormentare prima di andare al lavoro: occhio non vede… No. La Tata non mi vede quando si sveglia…

… ueeeeeeeeee!!!

Appena mi vede indossare le scarpe, intuisce e BAM! si pianta davanti alla porta. Che poi, dopo avermela fatta pagare (perchè ai suoi occhi la sto abbandonando), tempo cinque minuti, chiamo Puffoforzuto e la sento ridere e giocare con lui.

Vogliamo parlare anche del fatto che se c’è lei Puffoforzuto non può sfiorarmi? Sono out carezze, abbracci, grattini… i baci poi sono proprio fuori discussione! Mi sembra di avere in casa mio padre! La mamma è sua, tutta sua. Che poi, una piccola parte di me ne gioisce eh, mica a voi lo devo nascondere ma so perfettamente che questo comportamento non fa bene a lei e non fa bene a noi come coppia. Abbiamo provato a coinvolgerla, ad abbracciarci tutti e tre ma appena Puffoforzuto mi abbraccia parte il ditino “no no!!”.

Ci siamo. La fase edipica è iniziata.

Suggerimenti?


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La prima candelina del mio Blog!

Buon primo compleanno mio piccolo Blog!

Eh già, ieri il mio blog ha compiuto un anno dalla pubblicazione del mio primo post, quello in cui, molto timidamente ed incerta su quello che stavo facendo, mi affacciavo in questo mondo virtuale. Avevo dentro un turbinio di emozioni forti, molto forti ed avevo bisogno di guardarle in faccia e metterle per iscritto.

Caro il mio Blog, lascia che ti ringrazi per la pazienza che hai avuto ad ascoltarmi, a raccogliere le mie lacrime;  grazie per aver condiviso con me e per avermi permesso di condivire gioie e dolori di quest’anno; grazie per ogni singolo commento che mi hai permesso di ricevere, sia per quelli moribidi ma soprattutto per quelli spigolosi che, dicono, aiutano a crescere; grazie per avermi permesso di parlare della malattia del Papy: continuiamo a farlo, perchè fa bene a me ma fa bene anche a chi si ritrova con una diagnosi tra le mani ed una confusione nera nella testa.

Grazie per tutti gli amici che mi hai regalato, per quelli che seguono in silenzio e per quelli che passano e mi lasciano una carezza attraverso la tastiera.

Un brindisi a te, piccolino mio!

p.s. non arrabbiarti se ho scelto una torta rosa… mi conosci, non avrebbe potuto essere diversamente ma dimmi, non sono irresistibili queste apine in pasta di zucchero?


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Invisibile ma presente.

Ho avuto bisogno di un giorno intero per metabolizzare quanto accaduto in quel di Montecatini. Sono stati due giorni in cui nulla mi sembrava vero. Non mi sembrava vero abbracciare per la prima volta Mia così come non mi sembrava vero che fossimo tutte lì per Anna Lisa e lei non ci fosse.

L’auto di Anna Lisa.

E’ venuta a prenderci dall’aereoporto la sorella di Qualcuno (simpaticissima! Era lei che curava le unghie della nostra Annina con quegli smalti sempre all’ultimo grido e quei tatuaggi sciccosi erano sempre opera sua!) con l’auto di Anna Lisa: navigatore impostato verso Montecatini. Non era la prima volta che ci entravo dentro ma stavolta ho potuto guidarla ed è stato emozionante… l’ho immaginata seduta accanto a me, l’ho sentita cantare, l’ho sentita sorridere. Ho stretto forte quel volante: quante volte le sue mani l’avranno stretto? Quell’auto è un gioiellino: due tettucci apribili. Perchè? Perchè Anna Lisa quell’auto l’aveva comprata per viaggiare con i suoi amici e figurati se li avrebbe portati in giro senza che avessero i suoi stessi comfort! Mi sono venute in mente le parole che disse alla Tata il giorno della sua nascita: “Mi devi venire a trovare spesso. Ti porto dove vuoi… andiamo a farci tante giratine insieme perchè te sei un amore…”.

L’incontro con Mia e le amiche cancer bloggers.

Mentre percorrevamo la strada verso le Terme Tettuccio dove si sarebbe tenuto il convegno, mi tremavano le gambe. Sapevo che di lì a poco avrei rivisto Mamy Roby e Qualcuno e morivo dalla voglia di riabbracciarli ma soprattutto avrei potuto conoscere di persona Mia e le altre cancer bloggers, coloro che hanno dato vita all’Associazione Annastaccatolisa: sono stata pervasa da un senso di inadeguatezza, dal timore di non essere all’altezza della loro amicizia. Ho tirato un respiro profondo ed ho attraversato la soglia della sala. Ho guardato a destra e sinistra ma non vedevo nulla! L’emozione mi aveva offuscato la vista! Ad un certo punto una donna balza in piedi: “Ale!” e mi viene incontro: Mia. Non ho retto alla commozione… un attimo dopo eravamo l’una nelle braccia dell’altra e non potete immaginare il senso di protezione che si prova! Tra le sue braccia non ti può accadere nulla di male. E poi ha una voce dolcissima! Solo dopo esserci staccate mi sono accorta che intorno a noi si era creato un semicerchio: Ziacris (era quella che temevo di più perché so che non è una che te le manda a dire e che invece si è dimostrata dolcissima, soprattutto con la Tata), Milva (che da vivo è di una bellezza… non diresti mai che il cancro è passato dalle sue parti!) Giorgia (con la sua sicurezza e le sue parole che vanno dritte al cuore). E poi gli amici di Anna Lisa, l’eredità che mi ha lasciato: IrenA (lei è il sole in persona: si è creata da subito complicità tra noi!), El Mejor (tornato da Parigi apposta per questo convegno. Io adoro ‘sto ragazzo: ora capisco perchè Anna Lisa non riusciva a farne a meno…), Dany&Dany, Figlia Maggiore e il Piscioso (cotto? stracotto della sua fidanzata!!). Ho avuto il piacere di conoscere anche una ragazza dolcissima di nome Sara che è venuta da Milano per il convegno e lei Anna Lisa non l’ha nemmeno conosciuta di persona… Il cuore mi stava scoppiando in petto!

Mentre presento la Tata e Puffoforzuto alle MIE amiche, sento qualcuno che mi batte la mano sulla spalla: Mamy Roby! Immaginate la scena: questa donnina che riesce a stringerci tutti e tre tra le sue braccia! Accanto a lei, l’inseparabile Qualcuno: ancora abbracci, sinceri, profondi ed il senso di inadeguatezza scompare.

L’assegnazione della borsa di studio.

A riceverla è stata Cristina Raimondi, un medico di 33 anni (come Annina…) che approfondirà la ricerca sui carcinomi mammari triplo negativi che, da quanto ci hanno spiegato i medici del comitato scentifico, è davvero un gran bastardo. La nostra stellina ha dovuto confrontarsi con una bestiaccia molto aggressiva ma, come ci ha tenuto a precisare uno dei medici che l’ha curata,  Anna Lisa non ha perso la battaglia: “Che non si dica che Anna Lisa non ce l’ha fatta perchè ha saputo affrontarla con coraggio e determinazione, senza perdere mai la speranza”. Ricordo perfettamente quando diceva:

Non dobbiamo sminuire ma nemmeno esasperare. Dobbiamo affrontare.

Durante questo convegno si è parlato di cancro in termini scientifici ma si è parlato anche di solidarietà, di speranza.

Prendi la speranza e vivi nella sua luce.

Anna Lisa l’ha fatto, fino alla fine dei suoi giorni. “Mamma, io voglio vivere…”. Ditemi se questo non significa avere speranza…

Segni di presenza.

Al termine della parte “scientifica” del convegno è stato proiettato un video. “Io mi ritengo una malata molto fortunata perchè ho un sacco di amici che mi stanno vicino e si fanno almeno due ore di strada per venire a trovarmi in ospedale. E poi ho la mia mamma e mio marito che mi fanno sentire tanto amata”.

Mi ero promessa che in questo convegno non ci sarebbero state lacrime e l’avevo promesso anche a Pufforforzuto. Anna Lisa si sarebbe incazzata. “Il mondo è pieno di sofferenza. Figurati se la gente deve piangere per me”.

Ho trattenuto le lacrime, ho provato a rimandarle indietro ma durante la proiezione del video, con la coda dell’occhio ho visto Puffoforzuto piangere. Da quando conosco mio marito l’ho visto farlo solo due volte: in questa occasione e nel giorno del matrimonio di Anna Lisa. Le voleva bene. E’ stato come ricevere il permesso a sfogarmi, a buttarle fuori queste lacrime che ho tenuto dentro forse troppo a lungo. A me Anna Lisa manca. Mi manca quotidianamente e non posso farci niente.

Un lungo applauso al termine del video e poco dopo una ragazza prende il libro di Anna Lisa e ne legge qualche pagina. Una racconta del suo meraviglioso rapporto di amicizia con El Mejor, della sua sofferenza a causa della separazione dal suo migliore amico che andava a lavorare a Barcellona (pag. 97 del libro).

L’altra racconta questo:

Lunedi pomeriggio, dopo la chemio, c’è stato uno degli incontri più emozionanti e gioiosi che abbia mai avuto. Sono andata a trovare il padre di una mia Amica. Loro sono pugliesi e lui è ricoverato lì a Modena. E’ una persona meravigliosa e altrettanto meravigliosa è sua moglie. Ci siamo abbracciati, abbiamo chiacchierato tanto come se ci si conoscesse da tempo e poi mi hanno passato al telefono la mia Amica. Sì, la chiamo Amica è vero, ma non ci siamo mai viste e mai sentite fino a ieri. Chi legge regolarmente il mio blog avrà letto spesso i commenti di Alecomeale. Ecco, è lei la mia Amica. Ci siamo scritte tanti sms, e-mail, messaggi, biglietti, ci siamo scambiate foto e regali (lei mi ha fatto una borsa* stupendaaa)… ama non abbiamo ancora avuto la gioia di abbracciarci! Ci siamo ripromesse di farlo al più presto. Non importa se sarà in un reparto dell’ospedale di Modena, se sarà in Puglia da loro o in Toscana da me, ma so che presto ci incontreremo. E così come è stato emozionante incontrare i suoi genitori, sono sicura che sarà una cosa meravigliosa abbracciare lei. (pag. 126).

Lacrime e ancora lacrime. Avevo già letto questo post sia sul blog che sul libro ma sentirlo in quest’occasione è stato qualcosa di incredibile. Insomma, tra 204 pagine leggono proprio questa? Mi è sembrato il suo modo per dirmi che mi vuole bene e che è stata felice di conoscermi. Sì, perché noi ci siamo incontrare al bar dell’ospedale di Modena ed aveva proprio ragione lei: è stato meraviglioso! Al termine del convegno ho ringraziato Mamy Roby pensando fosse stata lei a scegliere quei brani ma, anche lei piuttosto stupita mi ha detto che era stata una scelta della lettrice o meglio: “Anna Lisa avrà guidato la sua scelta. Consideralo il suo modo di dirti grazie per aver affrontato un viaggio così lungo”. Ma volete sapere cos’altro c’è di incredibile in tutto questo? Che Mamy Roby mi ha regalato proprio quella borsa* senza sapere che sarebbe stata menzionata al convegno.

Le api? si, ci sono state anche questa volta. Ne è apparsa una durante l’assegnazione della borsa di studio che svolazzava intorno a El Mejor ed IrenA ed una che ronzava nell’orecchio di Mia durante una passeggiata a Montecatini Alto, insieme a Mamy Roby e Qualcuno. Cerchiamo ancora segni? Sappiamo tutti che Anna Lisa non si sarebbe persa questo incontro per nulla al mondo ma soprattutto riflettiamo su una cosa: qui si parla di una ragazza che è riuscita a far parlare di sé persino in America… Vi pare che una così non riesca a trovare il modo per farsi “notare” anche adesso? E come dice Mamy Roby quando con un sospiro ammette di essere stanca: “Io DEVO portare avanti l’associazione, io DEVO andare avanti… ma t’immagini Anna Lisa dove non sarebbe andata con il suo libro in mano? E non certo per notorietà ma per condividere, quella condivisione che ha fatto sì che intorno a lei, a noi si creasse questa rete di persone meravigliose che ci hanno aiutato a portare questa croce”.

Ha proprio ragione Don Alessandro (il parroco che ha celebrato il matrimonio di Anna Lisa ed Andrea): “Come potete notare oggi dietro questa cattedra c’è un posto vuoto. Lo sapete anche voi, vero, che non è vuoto? Anna Lisa non è assente: è solo invisibile. Invisibile ma presente”.

Ed io ci credo. Anche se mi manca terribilmente.


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Montecatini arriviamo!

Le valige non sono ancora pronte ma noi domattina prendiamo un aereo che ci porterà a Pisa: lì ad aspettarci ci sarà Qualcuno e con lui raggiungeremo Montecatini Terme, la città in cui viveva Anna Lisa e in cui domani ci sarà questo evento.

Io e Puffoforzuto abbiamo desiderato esserci, abbiamo incastrato per benino i nostri impegni e ci siamo riusciti! Rivedremo Mamy Roby, Qualcuno, la Renza, il Piscioso, Figlia Maggiore, IrenA e potrò finalmente conoscere di persona Mia, Ziacris, Milva e tutte le altre amiche cancer blogger di Anna Lisa.

Vi racconterò tutto al nostro rientro!