La scatola dei ricordi


4 commenti

Fiducia e speranza.

Sto cercando un angolino in cui nascondermi per la vergogna: riapro solo oggi il blog e ci trovo gli auguri delle persone che sono passate a salutarmi. Il mio blog piccolo piccolo che nonostante la mia assenza ha tenuto compagnia a qualcuno. Cosa posso fare per riparare? Mettermi in ginocchio sui ceci? per favore non chiedetemelo perchè sarei disposta a farlo!

Non sono mai stata mai così tanto tempo senza scrivere da quando ho aperto il blog. E’ che non ne ho sentito la necessità di farlo, sarà perchè durante questi giorni di festa ho avuto modo di passare del tempo con gli amici e di chiacchierare con loro. La scelta di aprire il blog credo sia nata proprio dalla necessità di parlare, di analizzarmi, di guardarmi dentro. In questi giorni invece è stato bello ascoltare.

Lo so che avevo promesso un post sul compleanno di Puffoforzuto ma adesso, a distanza di più di due settimane, non so se riuscirò a rendere bene l’idea di come sia andata la serata. Posso solo dirvi che avevamo la sala tuuuuutta a nostra disposizione, solo per me, la Tata e Puffoforzuto, che abbiamo mangiato pesce e bevuto vino (tranne la Tata ovviamente: le abbiamo concesso dell’acqua con le bollicine), che non sono mancate le sorprese e le lacrime di gioia, soprattutto quando la Tata ha preso il suo regalino e l’ha portato al suo papà: un cuscino con su scritto “La mia più grande ricchezza è la mia famiglia”. Decisamente banale ma, per uno che ambisce a diventare milionario da quando era piccolo, è stata una mossa da “colpito e affondato”. Ciò che invece ha assorbito gran parte delle mie energie durante la settimana precedente al compleanno di Puffoforzuto è stata la realizzazione di un video in cui tutti gli amici e le persone care a Puffoforzuto gli facevano i propri auguri attraverso un videomessaggio. Ho contattato i suoi migliori amici, i suoi compagni di scuola delle superiori e i suoi colleghi di lavoro e tutti hanno accettato e mostrato grande disponibiltà e affetto. Del resto come si fa a non voler bene ad uno come Puffoforzuto? Mi sono arrivati più di 20 video, tutti con formati diversi  e se non fosse stato per il Grande Capo che me li ha convertiti ed incollati con sapienza ora sarei ancora lì ad impazzire! Non vi dico le facce che faceva Puffoforzuto durante la visione del video finale: sorpreso, divertito, commosso. Proprio non se l’aspettava. Oh yeah!

Vogliamo parlare delle feste? di quanto abbiamo mangiato e oziato? sono stati giorni vissuti con grande serenità, persino preparare la cena della vigilia di Natale è stata meno impegantiva e stressante degli altri anni. Sarà perchè ha cucinato la Mamy mentre io accoglievo gli amici a casa? E dei tantissimi regali che ha ricevuto la Tata ne vogliamo parlare? Il salone ormai si è trasformato in una ludoteca! Cicciobello, passeggino, cucina (che non ha nulla di invidiare ad una cucina vera!), un computer ecc…

E, mentre eravamo tutti presi a mangiare gli avanzi di questi pranzi e cene spropositati, pian pianino il 2012 se n’è andato, silenzioso, col suo fagottino sulle spalle. E’ stato un anno positivo sotto vari punti di vista o forse è proprio il mio punto di vista ad essere cambiato: un anno di conquiste per la Tata, un anno di crescita per me e Puffoforzuto come coppia ma anche come singoli individui; uno anno che mi ha concesso nuove amicizie, nuove opportunità e nuovi orizzonti; sì, certo, anche un anno di controlli per il Papy ma da queste parti si guarda il lato positivo delle faccende per cui un anno in cui i controlli non sono più mensili ma trimestrali. Un buon anno direi.

Fatto di fiducia e speranza è il mio atteggiamento nei confronti del 2013. Và, voglio esagerare! ci metto pure un pizzico di coraggio in più. Questo sarà l’anno in cui mi prenderò cura di me stessa e comincio subito subito: questo mese vado a fare il mio primo controllo al seno. Ovvio che me la sto facendo sotto dalla paura già da adesso ma se Anna Lisa e Francy fossero ancora qui, credo che mi prenderebbero per le orecchie e mi ci porterebbero loro.

Voi pensatemi mi raccomando!


4 commenti

Profumo di famiglia.

Il Papy ha sempre avuto la passione della campagna: passione che l’ha portato dapprima a comprare il terreno da coltivare e poi a costruire una casetta tutta nostra. L’abbiamo disegnata insieme, decidendo gli spazi e cercando di accontentare i desideri di ognuno di noi: io ho voluto il camino (ditemi, che casetta di campagna sarebbe senza un camino?), la Mamy ha voluto un’ampia cucina in muratura, la Sory un piazzale grandissimo pavimentato su cui sguinzagliare i nostri marmocchietti e mio fratello Iceeyes è stato il suggeritore della zona forno a legna-barbecue.

Stamattina, malgrado fosse novembre inoltrato, noi eravamo lì a goderci il sole ancora caldo con la Tata che pasticciava con la terra (sarà andata avanti e dietro non so quante volte a riempire l’acqua alla fontana per innafiare i fiorellini) e che  La Mamy e la Sory impastavano, stendevano, preparavano. Io sono l’addetta alla supervisione dei marmocchietti: sarà per tenermi le mani impegnate?! Ad ogni modo oggi sul piano cottura c’erano tre pentoloni pieni di uva che il Papy e la Mamy avevano sapientemente privato dei noccioli (si parla di quantità industriali eh! 25 kg di uva!) e che si trasfomerà nella mostarda che io tanto adoro e che andrà a farcire le crostate che la Mamy preparerà durante l’inverno e i dolcetti natalizi.

Mentre l’uva era in cottura, la Sory sbucciava dei limoni che a breve si sarebbero trasmormati in un limoncello gustosissimo, l’unico che riesco a bere senza che l’alcool mi bruci la bocca e lo stomaco!

Facciamo un gioco. Provate a chiudere gli occhi e lasciatevi guidare da me. Vi fidate? Immaginate una casetta di campagna, circondata da ulivi. Avvicinatevi alla finestra: passateci la mano sopra per toglierci quella patina di umidità. Cosa vedete?

Ora aprite la porta: questo profumo di mostarda, di limoni e clementini che sentite è il profumo della mia famiglia. Credo sia andato qui, all’immagine di noi in questa casetta di campagna, che sia andato il mio pensiero quando abbiamo scoperto la malattia del Papy. Credo sia stata questa la mia paura più grande durante le fasi delicate delle terapie: non poter sentire ancora questo profumo.


6 commenti

Farfallina.

La conquista della mia libertà è legata ad una data precisa: 15 ottobre 2002. Avevo 23 anni. Lo so cosa state pensando: un po’ troppo grandicella? In effetti sì ma credetemi se vi dico che non è stato affatto facile.

Come vi avrò già raccontato qualche post fà, sono stata fidanzata per sette lunghi anni con un ragazzo che pensavo di amare. Ecco, pensavo, ma a sedici anni non lo sai bene cosa intendi per amore. Posso dire di averlo capito quando la nostra storia è finita. Quando io ho deciso, inaspettatamente agli occhi di tutti, che era giunto il momento di porre la parola fine. Io avevo un vulcano dentro di me, che ho cercato di tenere a bada per troppo tempo e che non ho potuto più controllare. In quei sette anni mi ero giocata la cosa più importante che avessi: la libertà. Niente uscite con le amiche, figurati poi se si fosse trattato di amici… Niente Università! Troppo pericoloso, certo non per me. Io e lui, al massimo con i suoi genitori. Moltiplicatelo per sette lunghi anni e vedrete che come risultato vi darà lo stesso che ha dato a me: fine della storia.

Non vi sto a raccontare nei dettagli di tutte le difficoltà che ho dovuto attraversare, dei pedinamenti, delle liti ferocissime con i miei genitori e con mia sorella. Non l’accettavano. Non che lui fosse uno stinco di santo o il miglior ragazzo che si potesse desiderare per me, tutt’altro. Era la situazione che non riuscivano a gestire. Non mi riconoscevano più: mi chiedo se ci avessero davvero provato a conoscermi all’epoca. Dal canto mio io avevo ben chiaro quello che avrebbero dovuto fare tutti: farsi da parte, lasciare che fossi io a gestire la cosa da sola, perché era in ballo il mio futuro, erano in gioco i miei sentimenti. Lui? un bambino capriccioso che batte i piedi a terra e chiede ai suoi genitori di ridargli il suo giocattolo preferito. Suo padre e sua madre cercarono di convincermi  dapprima con le buone a tornare con lui, sventolandomi un brillante davanti agli occhi e poi con le cattive, minacciandomi che se il figlio avesse compiuto un gesto insano avrei dovuto risponderne io. Deprimente. Avevo solo 23 anni e non stavo divorziando. Era saltato il rapporto con i miei genitori, con mia sorella. Solo due persone non mi voltarono le spalle: mio fratello Iceeyes e Grande Capo. Mio fratello mi offrì di dormire nella sua stanza, visto che con mia sorella non c’era più dialogo. Grande Capo mi diede tutto il suo sostegno sotto forma di libri nuovi in cui avrei potuto riconoscermi, di lunghe chiacchierate in cui riuscivo a non sentirmi in colpa ma ad assaporare – seppur ancora a piccoli sorsi –  il gusto della libertà. Con lui non mi sentivo giudicata. Dietro suo suggerimento decisi di iscrivermi all’Università. Lui stesso mi ci accompagnò.

Ormai avevo spiccato il volo. La settimana dopo mi iscrissi in palestra (è inutile che ve lo domandiate: lo sport era out quando stavo con lui). Poi un giorno, mentre cercavo di rilassarmi sul divano, ascoltai questa canzone.

Farfallina – Luca Carboni.
Un fiore in bocca
può servire…
non ci giurerei ma dove voli
farfallina
non vedi che son qui
come un fiore
come un prato
fossi in te
mi appoggerei per raccontarmi
per esempio
come vivi tu
potresti dirmi
sorellina
in cosa credi tu
cosa speri
cosa sogni
da grande che farai
se ti blocchi
contro il vento
o spingi più che puoi
che paura certe notti
ti senti sola mai
Così sola da
da non poterne più
Se hai bisogno d’affetto
se ne hai bisogno come me
se hai bisogno d’affetto
e di qualcosa che non c’è
… per te tra gioia
e dolore
che differenza c’è
vuoi dei figli
sì dei figli
o non ci pensi mai
e il sesso è un problema
oppure no
sembri libera e felice
o a volte piangi un po’
Si dice in giro
farfallina
che tu l’anima non l’hai
e come fai
piccolina
a dire si o no
Non pensare che sia pazzo
se sto a parlare con te
è che sono solo
sorellina
così troppo solo che
Ho bisogno d’affetto
per oggi tienimi con te
ho bisogno d’affetto
ho bisogno anche di te
ho bisogno di amore
e di qualcosa che non c’è
Ho bisogno d’affetto…
ho bisogno d’affetto…
ho bisogno d’amore…

Ogni singola parola sembrava esser stata scritta per me. La melodia mi entrò nella testa e nel cuore. Due settimane dopo aver rotto il mio fidanzamento, precisamente il 15 ottobre del 2002, una farfallina blu fù tatuata sulla mia pelle, indelebilmente, sul mio ventre. Mai più, a nessuno, avrei dato il diritto di privarmi della mia libertà. Da quella stanza ne uscì un’Alessandra diversa: più sicura, più forte ma soprattutto più fiduciosa nel futuro. E col tempo ho recuperato il rapporto con i miei genitori e con mia sorella. Ho intessuto nuove e preziose amicizie. Come dite? Anche con i maschietti? Beh, Grande Capo oltre ad essere il mio Capo è anche il mio migliore amico.


16 commenti

La prima candelina del mio Blog!

Buon primo compleanno mio piccolo Blog!

Eh già, ieri il mio blog ha compiuto un anno dalla pubblicazione del mio primo post, quello in cui, molto timidamente ed incerta su quello che stavo facendo, mi affacciavo in questo mondo virtuale. Avevo dentro un turbinio di emozioni forti, molto forti ed avevo bisogno di guardarle in faccia e metterle per iscritto.

Caro il mio Blog, lascia che ti ringrazi per la pazienza che hai avuto ad ascoltarmi, a raccogliere le mie lacrime;  grazie per aver condiviso con me e per avermi permesso di condivire gioie e dolori di quest’anno; grazie per ogni singolo commento che mi hai permesso di ricevere, sia per quelli moribidi ma soprattutto per quelli spigolosi che, dicono, aiutano a crescere; grazie per avermi permesso di parlare della malattia del Papy: continuiamo a farlo, perchè fa bene a me ma fa bene anche a chi si ritrova con una diagnosi tra le mani ed una confusione nera nella testa.

Grazie per tutti gli amici che mi hai regalato, per quelli che seguono in silenzio e per quelli che passano e mi lasciano una carezza attraverso la tastiera.

Un brindisi a te, piccolino mio!

p.s. non arrabbiarti se ho scelto una torta rosa… mi conosci, non avrebbe potuto essere diversamente ma dimmi, non sono irresistibili queste apine in pasta di zucchero?


2 commenti

Festa dei lavoratori (anche se c’è poco da festeggiare)

Tra le tante fortune che ho avuto nella mia vita (io lo dico sempre che sono una persona benedetta dal cielo) c’è quella di poter festeggiare la festa dei lavoratori da ben 12 anni, che per i miei 32 anni non sono pochi. Non voglio (solo) dire che sono felice di potermi assentare dal lavoro in questo giorno eh, che poi, visto queste giornate primaverili ci sta pure bene, intendo che posso permettermi il “lusso” di festeggiare per il semplice fatto che io un lavoro ce l’ho ed ho un lavoro che mi piace. E se vi dico che ho un capo straordinario, la fortuna triplica! Tranquilli, non legge il mio blog (non lo sa nemmeno che ho un blog) per cui non devo per forza parlar bene di lui e fare bella figura.

Da quando ho conseguito il diploma di ragioniera ho sempre lavorato: ho fatto doposcuola e ho provato a fare la commessa in un negozio di articoli da corredo. Dico che ho provato perchè ho solo fatto un mese di prova e proprio quando il proprietario del negozio aveva deciso di tenere me anzichè un’altra ragazza (anche lei in prova con me), è arrivata la proposta del mio attuale capo. Lo so che è difficile da credere se pensiamo all’attuale situazione lavorativa, ma è stato proprio lui a telefonare a casa dei miei ed a choedere di me. Non vi dico i salti di gioia che ho fatto quando me l’hanno detto! E non vi dico la faccia da funerale che ha fatto il proprietario del negozio quando gli ho detto che avevo scelto di accettare la nuova proposta. Oh, diciamocelo chiaramente: a me quel lavoro non piaceva. L’ho fatto solo per non dover dipendere economicamente (ancora) dai miei. Vogliamo mettere? mi era stata data la possibilità di fare il lavoro per il quale avevo studiato! Che poi, caro il mio capo, quà quello fortunato sei pure tu che hai la fortuna di lavorare con una donnina che si è diplomata col il massimo dei voti e che si è classificata prima in tutto l’I.T.C.! Ebbene sì: sono una ex secchiona, ma i miei compagni di classe mi adoravano, ho sempre avuto un sacco di gente a casa a studiare (e facevo copiare durante i compiti in classe).

Tornando seri, in questi 12 anni abbiamo seguito tante ditte: molte di esse si sono espanse, altre sono passate dai padri ai figli, se ne sono aperte di nuove e purtroppo, soprattutto negli ultimi tempi, altre hanno chiuso i battenti, messe in ginocchio dalla crisi. Io personalmente ho visto gente che, qualche anno fà, seppur venisse a ritirare il modello F24 per i pagamenti, andava via sorridendo. Ora che gli F24 vengono pagati telematicamente ed io chiamo per chiedere se possiamo procedere con l’addebito, non vi nascondo che spesso i clienti non mi rispondono nemmeno al telefono per non dovermi rispondere che questo mese proprio non ce la fanno a far fronte ai pagamenti delle tasse. Un cliente che ripara telefonini mi ha confidato di far uso di ansiolitici e gocce per dormire perchè il suo è un lavoro che sta andando via via scomparendo (con quello che costano i cellulari adesso si fa prima a comprarne uno nuovo che a spender soldi per farlo riparare) e lui ci sta provando in tutti i modi a restare a galla, a reinventarsi un lavoro per poter continuare a garantire una vita dignitosa a sua moglie ed alle sue due bambine. E’ ai lavoratori come lui che oggi và il mio pensiero.


Lascia un commento

Voglio vivere cosììììì!!

Voglio vivere cosììì, col sole in fronte, e felice cantooo, beatamenteeee!

Stamattina mi sono svegliata con questa canzone nella testa: sarà stato che siamo state svegliate, io e la Tata, dal sole che ha attraversato la persiana. Per una metereopatica come me, il sole è fondamentale per il mio buonumore: così ho spalancato le persiane ed abbiamo fatto entrare in casa la prima aria di primavera! Non lo sentite anche voi questo profumo? E’ un’aria nuova, che riempie i polmoni e ti fa sentire più leggera e mi ricarica, e mi fa venire voglia di uscire, di non sprecare più nemmeno una mattinata a star chiusa in casa.

Detto fatto! Poco dopo siamo uscite, io e la Tata, da sole, senza più il peso di piumini e sciarpe. Abbiamo fatto una passeggiata, lei nel suo passeggino, col suo nuovo cappellino di cotone bianco (sembrava un fiorellino!) ed io con i miei capelli raccolti e i miei occhiali da sole. E mi sono sentita in pace col mondo! Solo ieri sera ero incazzatissima perchè c’è sempre qualcuno che cerca di intromettersi nel nostro equilibrio familiare, ma poi ho capito che basta restare uniti (alla Gianni Morandi!) e provare ad essere un tantino più diplomatici (Puffoforzuto me lo dice sempre che un pò di diplomazia in più basterebbe per evitarmi scontri inutili!) e quel qualcuno se ne torna da dov’era venuto. Abbiamo fatto un giro in centro (basta girare l’angolo di casa) ed è stato inevitabile fare del sano shopping: cappellini nuovi per la Tata, giacchettini in cotone da sostituire a quelli in lana e tanti vestitini colorati!Appena tornate a casa, sarà stata l’aria primaverile o i tanti “input-input”, la Tata s’è magnata un bel piatto di pappa ed è crollata subito dopo.

Domani facciamo il bis, con Antonella g. e spero riesca lei a controllare il mio desiderio incontrollabile di fare shopping o Puffoforzuto mi sequestrerà la carta di credito!

Stasera, maritino e principessa a seguito, usciamo a manigarci un gelato (mi tocca offrire visto che ieri era il mio onomastico ma ero troppo incazzata per festeggiare!) e se quando torniamo a casa la ricarica non s’è ancora esaurita mi metto a stirare. Ma questo non lo prometto…..


6 commenti

Una vita normale.

Quello appena passato è stato un weekend all’insegna del gelo e della neve, in tutta Italia. Qui da me non ha nevicato ma il freddo s’è fatto sentire: è stata la situazione ideale per starsene a casa al calduccio, a coccolarsi ed a coccolare la principessa.

E oltre a rimettere in ordine casa, ho avuto il tempo per cimetarmi in cucina con qualcosa di mai preparato: polpettone con le patate.! Sì, niente di così elaborato e/o complicato ma voi mi conoscete: un passo per volta, pian pianino si può fare tanta strada.

Ma non è finita qui: ieri sera sono venuti la Mamy ed il Papy a casa, così ho vestito la Tata da farfalla (*) ed abbiamo passato il pomeriggio a giocare con lei. Quanto le piaceva volare tra le braccia del nonno e del papà!

Fuori continuava a piovere e la temperatura era davvero bassina. Puffoforzuto ed il Papy hanno deciso di andare in un bar vicino casa a prendere un caffè mentre io, la Mamy e la Tata abbiamo preparato dei biscotti. La Mamy mi diceva come fare ed io impastavo, stendevo sotto lo sguardo divertito e sereno della Tata.

Ve l’avrò già detto: non sarò una persona molto ambiziosa, ma io amo la normalità, la tranquillità ed amo i weekend come questi. Oggi si torna al lavoro, alla vita frenetica tra pappe, lavatrici, pannolini, piatti da lavare e corse per arrivare puntuale in ufficio ma… mi piace così!

(*) io ho un’adorazione per le farfalle: la sento molto simile alla mia personalità, ne ho anche una tatuata sul pancino… non avrei potuto scegliere un vestito diverso per Carnevale per la mia Tata!