La scatola dei ricordi


8 commenti

Il ditino curiosone.

C’erano una volta cinque fratellini che vivevano sulla manina di un’adorabile bambina morbidosa. Sapevano fare tante cose: sapevano contare, sapevano salutare, sapevano afferrare ma la cosa che più amavano fare era accarezzare. Si volevano tutti un gran bene e quando arrivava il momento della ninna si raggomitolavano tutti intorno al fratello maggiore, Pollice, uno accanto all’altro, in un pugno. Indice era  una gran curiosone: era il più insolente, il più vivace del gruppo. Amava esplorare tutto ciò che gli capitava a portata di dito: ogni buchino era il suo. Ci si doveva infilare dentro per curiosare, senza nessuna prudenza. Che fosse il nasino della bambina, o l’orecchio, o la presa della corrente non aveva nessuna importanza: lui doveva esplorare! E davanti al piatto della pappa, lui doveva tuffarcisi dentro, anche quando era bollente! La bambina e il ditino curiosone erano molto complici: lei lo usava per indicare, e i grandi la portavano dove voleva!
In una calda mattina estiva, mentre la bambina era aggrappata all’anta del frigorifero, il ditino curiosone cercava di infilarsi dentro alla ricerca di un pò di refrigerio. I quattro fratellini cercarono di distoglierlo, di fargli capire che era pericoloso ma lui, nulla, voleva a tutti i costi entrare ad esplorare. Ad un certo punto la bambina perse l’equilibrio, la manina scivolò lungo l’anta del frigorifero ed il ditino curiosone si fece male. La bambina scoppiò in un pianto disperato per lo spavento e per il dolore, così la mamma e il papà la portarono in un posto dove si prendono cura delle dita troppo curiose. Il ditino fu disinfettato e fasciato per benino con un cerottone e fu costretto a starsene buono buono per qualche giorno, raggomitolato nel palmo della manina, coccolato dai suoi quattro fratellini. Alla bambina, che era tanto spaventata, fu regalato un pacco di cerotti nuovi, tutti colorati per poter cambiare il vestito al ditino curiosone.
Da quel giorno in poi, il ditino curiosone comprese che ci sono delle cose che fanno “aia!” e quando la bambina voleva toccarle, il ditino curiosone faceva “no no” con la testolina.

Questo è, trasformato in storiella (grazie Raffaella per il suggerimento!), quanto accaduto alla Tata stamattina. Si è procurata un taglietto sul dito indice della mano destra e, anche se non molto profondo, perdeva molto sangue. L’abbiamo portata al pronto soccorso tra le (sue) lacrime (e le mie!) e per fortuna non è stato necessario suturare. Le hanno messo un cerotto cicatrizzante, di quelli a farfalla, e gliel’hanno ricoperto per evitare che se lo togliesse. Malgrado fosse spaventatissima, si è lasciata medicare, restando sdraiata sul lettino, col suo viso, bagnato dalle lacrime, attaccato al mio, mentre Puffoforzuto le accarezzava la testolina. Quando hanno terminato, ha fatto una linguaccia al medico ed ha salutato tutti con un “ta-tao” e mentre apriva e chiudeva la manina guardava incuriosita il “ditone” incerottato.

Appena tornata a casa, mentre io e Puffoforzuto pulivamo il pavimento sporco di sangue (ne ha perso tanto, stellina…), provate ad indovinare dove ha provato ad andare? che ve lo dico a fare…

“Allola, dove elavamo limasti… stavo celcando di aplile il fligo…”

 ho detto io, immaginando la sua vocina e siamo scoppiati a ridere, io e Puffoforzuto, con qualche capello bianco in più e qualche anno di vita in meno…


2 commenti

Pa-pà pu-pù

Puffoforzuto: “Polpetta, io non sono mamma, sono papà… devi dire pa-pà… su… lo sai dire… non te lo ricordi più?”

MA-MA! MA-MA!

Puffoforzuto: “Amore, non sarà che il fatto di prepararle le pappe, cambiarle il pannolino la stia confondendo? Forse è meglio se glielo cambi tu…”.

S’inventerebbe di tutto pur di svignarsela davanti ad un pannolino di pupù.


9 commenti

La bambina che dorme sotto l’ombrellone.

La Tata è sempre stata, fin dai primissimi giorni di vita, una gran dormigliona. Io e Puffoforzuto non abbiamo mai perso una notte di sonno e, lo so, me l’hanno detto, questa è una gran fortuna. Il carrozzino l’abbiamo sfruttato ben poco per la ninna, vista la sua altezza “fuori dalla norma” come la definisce il suo pediatra per cui l’abbiamo spostata nel suo lettino (una culla tutta bianca con una cascata di tulle e degli orsacchiotti rosa che la guardano mentre dorme) e anche lì non ha mai dato problemi.

Viaggiare con lei è un piacere. Se ne sta buona buona nel suo seggiolino: gioca, canta, batte le manine e poi, BUM, crolla in un sonno profondo. Arriviamo a destinazione che lei è bella riposata e pronta per immagazzinare nuovi input-input!

Da circa due settimane, io, la Tata, la Mamy, il mio supernipotone Pippi e da oggi anche la Sory con il Piccolo Principe stiamo andando al mare. Un paio d’ore, dalle nove alle undici e non vi dico in che condizioni arrivo: piscina gonfiabile con capannina (che protegge dai raggi UV), ombrellone, ciambella, secchiello ecc… e lei che fà? tempo mezzora e poi, BUM! s’addormenta! Così la piscina gonfiabile si trasforma in una culletta e la Tata può fare la sua ninna al riparo, sotto l’ombrellone. Ecco, proprio oggi una signora, vedendoci arrivare ha detto alla sua amica: “Eccola! E’ arrivata la bambina che dorme sotto l’ombrellone”.

Ormai la conoscono tutti, ci tengono il posto per l’ombrellone e quando la Tata dorme cercano di non fare troppo rumore. Qualche signora evita anche di fumare in sua presenza o si allontana. Sono davvero tutti carinissimi con noi e quando si sveglia è una festa! Una ragazza stamattina le ha portato una palla tutta colorata: “L’ho vista ed ho pensato a lei!”.

In tutto questo io non c’entro nulla. La Tata si è conquistata tutto questo affetto a suon di sorrisi. E stamattina aspettare l’esito dei controlli del Papy è stato meno angosciante. I risultati? Tutto ok, grazie a Dio, solo un leggerissimo aumento della proteina monoclonale ma dello 0,02 %: niente di preoccupante, considerando che è passato più di un anno dal trapianto. Abbiamo ancora due mesi di serenità, di sole, di sorrisi, di mare.


4 commenti

Perchè?…

Mentre stamattina ognuno di noi era preso dalla propria vita, dai propri impegni, un uomo ha lasciato questo posto ed è volato dritto in cielo. La notizia della sua dipartita mi ha sconvolta, non solo per la sua prematura scomparsa ma soprattutto perchè era un uomo buono, umile. E’ il papà di Bubi, il socio di Puffoforzuto e l’ho conosciuto proprio il giorno del suo matrimonio. Ricordo benissimo la scena perchè mi toccò il cuore: il papà seduto in sedia a rotelle, la mamma, quasi cieca, accanto a lui e Bubi che accarezzava amorevolmente il viso della mamma. Una famiglia meravigliosa, semplice, che ha avuto ben presto a che fare con il dolore ma che ha sempre trovato la forza di andare avanti, giorno dopo giorno, passo dopo passo anche se a quell’uomo le gambe le aveva portate via la malattia. Il sorriso però era la prima cosa che notavi.

Che il Signore ti conceda di riprendere a correre e passeggiare nelle praterie del cielo. Buon viaggio.


6 commenti

Post post-compleanno.

La festa per il primo compleanno della Tata è stata un successone. Il ristorante era lo stesso in cui abbiamo festeggiato il suo Battesimo e gli invitati erano più o meno gli stessi, tranne qualche amico che si è perso strada facendo ma devo dire che non se n’è sentita la mancanza. Il clima era festoso ma rilassato. La Tata s’è divertata come una matta a giocare con i suoi compagni (figli delle amiche del corso pre-parto) e i cuginetti ed ha ricevuto un sacco di regali azzeccatissimi.

Il momento più emozionante? Il taglio della torta.

Circa 40 persone intorno a lei che cantavano e lei che batteva le manine e quando è arrivato il momento ha soffiato forte sulla candelina. Chi mi conosce bene (come Antonella g.) ha colto la mia commozione mascherata dietro ad un sorriso. Non mancava nessuno a festeggiare la Tata: c’erano i nonni, gli zii, gli amici e c’erano la mamma ed il papà di Francy (rispettivamente la madrina ed il padrino di Battesimo) e certamente c’erano loro, Francy ed Anna Lisa. Non sono mancati i “segni” della loro presenza: api coloratissime sulle carte regalo e un angioletto curiosone che ci osservava da una nuvola (un orologio meraviglioso regalato da Antonella g).

Questa è la torta che avevo disegnato: due piani di pan di spagna farciti con crema chantilly e crema allo zabaione, ricoperti di pasta di zucchero. Una goduria per il palato! Sopra, come voleva zia Anna Lisa, la candelina di cui vi ho parlato qui.


7 commenti

Uomini di merda.

Oggi ho assistito, mio malgrado, ad una scena raccapricciante o meglio, non ho visto ma le urla erano talmente alte che non è stato difficile immaginare la scena. Mamma e figlia sono a casa: il marito rientra e comincia a sbraitare. E’ nervosissimo, sembra un diavolo. La moglie cerca di distrarre la bimba con delle canzoncine e portandola in un’altra stanza: lui, continua ad urlare, ad accusare. Il tono di voce è insopportabile. Penso alla povera piccola, a cosa starà provando. La moglie gli chiede di abbassare la voce, di smetterla, di fare silenzio. Ma lui s’infervora di più e grida. Non riesco nemmeno a capire cosa dice: sento solo quelle maledette urla. E dopo è un attimo. La moglie gli sbatte la porta in faccia e lo spinge cercando di tenere chiusa la porta… lui, con gli occhi di un diavolo, la spalanca e… pam! uno schiaffone sulla faccia.

Silenzio.

Lui ha soddisfatto la sua ira. Adesso finalmente può pranzare.

Lei prende tra le braccia la bimba e cerca di confortarla, si sforza di sorriderle e di non pensare allo schiaffo che brucia ancora.

…..

Continuo a pensare a quella donna e vorrei che non provasse vergogna quando incrocierà lo sguardo dei vicini, compreso il mio. Vorrei invece che lui sì, si vergognasse tanto e vorrei proprio fissarlo negli occhi e fargli capire, senza aprire bocca, che è una merda.

Un uomo che picchia una donna, per quanto possa essere colto, non è un uomo, è un verme, è un debole, è una merda. E non importa se, in fondo, “non le ha fatto poi così male” o se “lui ha reagito d’impulso”: deve vergognarsi. Punto.


18 commenti

Fiore di giugno.

E’ passato già un anno dal suo primo vagito. Ricordo tutto… e proprio perchè non voglio dimenticare nulla di quel giorno, riporrò i ricordi nella mia “scatola dei ricordi”.

Lunedì 30 maggio.

Vado in ospedale per il tracciato e il mio ginecologo, Mr StrongArm, mi dice:

“Hai una dilatazione di 3 cm. Vai a casa e stai a riposo per i prossimi due giorni. Ci vediamo mercoldì 1° giugno alle 8 del mattino e vi faccio conoscere vostra figlia”. Dà una pacca sulla spalla a Puffoforzuto e se ne va. Un attimo dopo ero in lacrime.

Puffoforzuto: “Hai paura?” e mi abbraccia.

Io: “no… sì… è che non mi sembra vero… mercoledì la terremo tra le nostre braccia…”.

Chiamo immediatamente la Mamy e la Sory: “Avete impegni per mercoledì? no perchè vi farò conoscere la vostra nipotina”.

Martedì 31 maggio.

Ho fatto quello che ha detto Mr StrongArm: riposo assoluto. La Mamy e la Sory mi hanno sistemato casa (m’è venuta la sindrome di preparazione del nido) mentre la mia amica parruchiera mi ha lavato e stirato  i capelli e mi ha regalato un bel massaggio rilassante alle mie gambe da fenicottero. Oh! Nemmeno con la gravidanza sono riuscita a farle diventare più cicciotte. Resterò sempre la zanghetta preferita di Puffoforzuto!

Valigia pronta.

Stato d’animo: impaziente, emozionata, elettrizzata, felice, felicissima, sorridente. Paura zero. Ansia zero.

Durante una conversazione con la Sory, la Mamy, convinta di non essere sentita dalla sottoscritta, le ha confidato: “…credo non si renda conto di quello che succederà domani… la vedo troppo tranquilla… ”

Cara la mia Mamy, essù! Stai per conoscere la tua nipotina!! Togliti quella faccia da funerale e fammi un bel sorriso di incoraggiamento! (che poi la capisco anche… non deve essere facile per una mamma star fuori dalla sala parto mentre la sua bambina sta per diventare mamma).

La sera siamo andati tutti insieme a mangiare una pizza.  Dopo la pizza io e Puffoforzuto abbiamo fatto una lunga passeggiata vicino al mare, noi due soli, mano nella mano e ci siamo confidati le nostre emozioni, le nostre speranze per lei… e intanto lei si muoveva in continuazione, al punto che ho temuto che sarebbe schizzata fuori dall’ombellico da un momento all’altro! (perchè, non è da lì che nascono i bambini?!?)

Mercoledì 1 giugno.

Io e Puffoforzuto ci svegliamo presto, o meglio, Puffoforzuto prepara la colazione e viene a svegliarmi.  Avevo già sentito i suoi passi e lo accolgo con un sorriso grande così! “Sei pronto?! Oggi conosceremo la nostra principessa!!” e ci stringiamo in un abbraccio. Rifletto: il nostro ultimo abbraccio con l’ingombro del pancione… e rotolo giù dal letto. Passiamo a prendere la Mamy, che intanto non ha chiuso occhio tutta la notte ed ha due biglie al posto degli occhi e andiamo in ospedale. Poco dopo ci raggiunge la Sory che ha accompagnato Pippi a scuola.

Mi preparo. Indosso una di quelle orrende camice da notte da nonninji: puoi indossare solo quelle che sono pratiche, larghe e con i bottoncini sul pancione. Comode ma orrende! Ne ho portata solo una così, solo per il parto ma nella valigia ne avevo di bellissime da mettere dopo.

Sono pronta e aspetto che mi chiamino nella mia stanza. Chiacchiero con la Mamy, mi lascio sfotticchiare da Puffoforzuto, la Sory controlla che ci sia tutto nella valigia. Arriva la mia amica A e mi fa una sorpresa del tutto insapettata: ha chiesto un permesso al lavoro per essere lì con me, ad aspettare che nasca la Tata con i miei cari. Prepariamo la culletta della Tata: un vero nido d’amore. Attacco alla culletta uno dei meravigliosi regali di Anna Lisa: una targhetta con il nome della Tata ricamato. “L’ho visto ed ho pensato che sarebbe stato indispensabile per la mia nipotina così da non aver paura che la scambino con un altro bimbo! Questa è la culletta della Tata: c’è su il suo nome! Impossibile sbagliare”.

Sono le ore 9 circa. Entro in sala travaglio. Ci entro sorridendo e saltellando, voltandomi ogni tanto a fare una linguaccia a Puffoforzuto. Lui, la Mamy, la Sory e la mia amica A. sono fuori ad aspettarmi. Scelgo il letto vicino alla finestra, così posso guardare fuori e respirare aria fresca. Mi attaccano la cintura per il tracciato e sento il suo cuoricino. Ho subito un attimo di commozione. Come sarà? Starà bene? A chi somiglierà? Le piaceremo? Ne sarò all’altezza? E intanto le infermiere entrano ed escono dalla stanza, con flebo e pillole per la stimolazione. Il mio ginecologo si siede sulla poltrona accanto al mio letto. E’ un’omone alto alto, di grande umanità. E poi è simpatico ed ha sempre quel sorriso sornione. “Vedrai che farai un bel parto. Hai l’atteggiamento giusto. Brava”.

Intanto, iniziano le contrazioni. Ecco! finalmente capisco di cosa soffrirò da qui alle prossime ore. Sono queste le contrazioni di cui tanto abbiamo parlato al corso pre-parto. Beh, non sono poi così insopportabili come dicono… ora respiro, mi rilasso e ripeto la frase che mi hanno insegnato al corso: “Il respiro mi respira… mi respira…”. Ad ogni contrazioni il cuoricino della Tata batte più forte. E’ a lei che penso: povera stellina, quanto sarà spaventata! Non mi devo contrarre: devo cercare di restare rilassata. Sudo. Respiro. Inspiro lentamente. Ogni tanto Puffoforzuto fà capolino nella stanza, accertandosi che vada tutto bene. Mi sforzo di sorridere.

Intorno alle 11 mi rompono le acque. Ed io che ho sempre immaginato che si trattasse di una cascata tipo quella delle Marmore! Sono sempre sdraiata sul letto, nel pieno delle contrazioni. Diventano più forti, da togliere il respiro ma sono abbastanza distanziate l’una dall’altra e ad ogni contrazione il battito del cuoricino della Tata si fà più veloce. Si susseguono le visite dell’ostetrica per verificare lo stato dell’utero. Intanto Mr Strongarms mi tiene compagnia e sfoglia un giornale: tra un respiro e l’altro riusciamo anche a chiacchierare e a scambiarci qualche ricetta. Le 4 infermiere e l’ostetrica sgranocchiano dei grissini.

Sono le 13 circa. La Mamy chiede di potermi vedere: mi accarezza la mano e mi asciuga il sudore ma resta pochi minuti, poi le chiedono di uscire. Sono allo stremo delle forze. Sì, inspiro, respiro, mi respira ok ma… io non ce la faccio più! Chiedo a Mr Strongarms come stà procedendo il travaglio.

Mr Strongarms: “Eh figlia mia, ci vuole tempo… forse nel primo pomeriggio”.

Come sarebbe nel primo pomeriggio?!? che significa nel primo pomeriggio? le tre? le quattro? io non ci arrivo al primo pomeriggio! Cerco di nascondere la smorfia di dolore che mi ha lasciato l’ultima contrazione e riesco a dire: “Davvero? ed io che pensavo di far prima… mah… però, secondo me, il momento è arrivato…”.

Mr Strongarms: “Devi avere pazienza… e poi non hai ancora lanciato un urlo, non ti ho vista contorcerti nel letto dal dolore, non una smorfia… sei un fiore ancora…”.

Sì, un fiore che sta appassendo!! Non ce la faccio più, mi manca il respiro, mi sento svenire.

Io: “Non è che può controllare? secondo me ci siamo…” dico timidamente, manco avessi esperienza in fatto di parto.

Mr StrongArms: “Facciamo così: tra un paio di contrazioni ti visito”, si alza ed esce dalla stanza.

Io: “Ok…”. Facciamoci queste altre due contrazioni.

Terribili. Indomabili.

Lo sento parlare con Puffoforzuto: “Ci vuole tempo. Forse intorno alle tre…”.

Mi ha preso in giro! Altro che due contrazioni! Allora devo urlare? Bisogna usare le maniere forti? Devo fare la pescivendola? Quando torna mi sente! Fiuuu fiuuu fiuuuu… respira Ale, respira…

Sono le 13.30. Mr Strongarms rientra. Adesso mi sente.

Mi escono solo queste parole da leone inferocito che è stato trasfromato dalla Fatina di Cenerentola in un gattino spelacchiato: “Dottore,  mi visita per favore? ne avrò fatte 15 di contrazioni…”.

Mi fa l’occhiolino e mi visita.

Mr StrongArms: “Oh! ci siamo! eccome se ci siamo! E non mi dici niente?”.

E NON MI DICI NIENTE?!?!?!?!? ma se non dico altro da mezzora???

Mr StrongArms: “Portatela in sala parto e fate venire il marito!”. Puffoforzuto aveva espresso il desiderio di assistere al parto. Io, dal canto mio, non avrei partorito senza lui.

Da quel momento non ci ho capito più nulla! Le infermiere mi hanno presa sotto braccio e mi hanno portato in sala parto. Scalza.

“Che bello! Che bello! Non ci credo… ora la vedremo!”. Un attimo dopo Puffoforzuto entra in sala parto tutto impacchettato, dalla testa ai piedi. Non ha messo la mascherina e non posso non notare il suo sorriso commosso.

“Allora ci siamo… ma senti… i dolori li hai?”. Perchè mi fa questa domanda??

“Certo che li ho e pure forti!”

“E perchè non hai gridato?”

(Avrà visto troppi film in cui la mamma in questione urla come una pazza e il figlio schizza via come fosse una palla da baseball.. ).

“Perchè se avessi urlato tu non saresti entrato con quel sorriso e la Mamy e la Sory sarebbero morte di dolore…” questo è ciò che avrei voluto rispondergli ma non avevo nemmeno la forza per parlare.

Mr StrongArm a Puffoforzuto: “Benissimo. Visto che ci sei vedi di collaborare anche tu” (ecco si! fai qualcosa anche tu! ehm… cosa ti facciamo fare? vuoi spingere?). “”Quando Ale spinge tu sollevale la testa  e falle toccare il mento sul petto”.

“Ok! Ok!”.

Una mano dietro la mia nuca… l’altra nella mia mano. Ha una stretta fortissima. E’ tesissimo, emozionato come non l’ho mai visto.

Mr StrongArm a me: “Ok. E’ quasi fatta. Ora devi solo spingere. Appena senti la contrazione, spingi! Forza, vediamo quanto vali!”.

Quanto valgo io?!?! Adesso te lo faccio vedere quanto valgo! Adesso ti faccio vedere come si mette al mondo un figlio! Tzè!

E invece annuisco e prendo fiato. Si ma… la forza chi me la dà? io sono stremata e poi… e poi… ohohoh! Ecco la contrazione… arriva… arriva… eccola! Spingo!

“Bravissima! La prossima però deve essere più luuunga!”.

“Ok.. ok…” Riprendo fiato. Guardo Puffoforzuto. Ecco da dove mi viene la forza.

Pochi istanti dopo… a-rieccolaaa! Ci sono… ci sono… adesso spingo… spingoooo!  Puffoforzuto mi stacca praticamente il capo dal collo!!

….

….

Uèèèèèèèè! Uèèèèèèèè!

….

….

Sana. Bellissima. Una pallina meravigliosa. Me la mettono sul petto e Puffoforzuto si china su noi due…..

Se mi permettete vorrei fermarmi qui perchè quello che abbiamo provato io e Puffoforzuto vorrei restasse solo nostro. Sappiate solo che lo rifarei anche domani, che è stata un’esperienza meravigliosa e che, si è vero, si soffre, ma vuoi mettere la gioia incalcolabile che si prova?

Appena venuta al mondo, la Tata ha fatto il suo primo regalo: ha donato le cellule staminali del suo cordone.

Puffoforzuto ha raggiunto gli altri fuori mentre le infermiere si prendevano cura di me e della Tata, e finalmente ci hanno messo al polso quel braccialetto rosa che avevo tanto desiderato, il più prezioso dei miei bracciali.

Stavano per portare la Tata in stanza quando ho preso in mano il coraggio ed ho chiesto a Mr Strongarm: “Dottore, c’è una cosa che vorrei chiederle…”.

“Tu puoi chiedermi tutto quello che vuoi… sei stata bravissima. Dimmi pure”.

“Posso uscire dalla sala parto con la bimba tra le braccia?”,

Accontentata.

Pochi attimi dopo un’infermiera mi aiuta a mettermi seduta su una sedia a rotelle, mi mette la Tata tra le braccia (lei mi guardava fissa negli occhi ed io mi sono sentita piccola così…) e ci porta fuori. Per aumentare l’effetto sorpresa mi porta di spalle. Attraversiamo il corridoio tra l’esultazione di tutti ma nessuno si aspettava che avessi lei tra le braccia! Non vi dico la gioia, lo stupore, le lacrime… La Tata se ne stava buona buona tra le mie braccia con i suoi occhioni spalancati sul mondo.

Sì, è stato il giorno più bello della nostra vita. Da quel giorno, dal quel 1° giugno, la canzone di Fabio Concato ha un titolo diverso: “Fiore di giugno”. E questa canzone è stata la prima ninna nanna che le ho cantato.

“Tu che sei nata dove c’è sempre il sole,

sopra uno scoglio che ci si può tuffare,

e quel sole ce l’hai dentro al cuore,

sole di primavera,

su quello scoglio a GIUGNO nasce un fiore…

… e ci hai visto su dal cielo,

ci hai trovato e piano sei venuta giù,

un passaggio da un gabbiano,

ti ha posato su uno scoglio ed eri tu…”.