La scatola dei ricordi


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… e felice anno nuovo!

Ci siamo, caro vecchietto anno 2011: siamo arrivati al capolinea, nel bene e nel male. Non ti dirò che avresti potuto essere migliore o che alcune cose avresti potuto evitartele: ti dico semplicemente GRAZIE per avermi concesso di esserci! Grazie per le gioie che hai portato con te, prima fra tutte la nascita della mia Tata, il mio arcobaleno personale; per le chicche di Puffoforzuto, che, se la Tata è il mio arcobaleno, lui è il mio sole personale!; per l’amicizia di Annastaccatolisa, che mi ha insegnato a VIVERE, ad amare la semplicità, la quotidianità, a guardare sempre oltre l’orizzonte ed a credere nella ricerca; per la salute del Papy, che tra poco diventerà nonno per la terza volta e che possa veder nascere e crescere ancora tante Tate (e anche un Tatino…)! Grazie per tutte le persone straordinarie che ho incontrato, per i sorrisi che ciascuno di loro mi ha regalato, per ogni passo in più fatto insieme a loro. Grazie per quelle amicizie confermate, quelle che ci sono ogni anno… e per quelle amicizie che sembravano sincere, ti dico grazie lo stesso per avermi permesso di capire che non lo erano…

Non ti maledico per aver portato via la mia Annastaccatolisa, ma ti ringrazio per avermi concesso il tempo per far crescere la nostra amicizia, e quella, come la sua anima, sarà eterna!

E a tutti coloro che ogni tanto passano da qui, tanti cari auguri: che il nuovo anno sia un anno sereno e… che sia come desiderate voi!

BUON 2012!!!

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Buon Natale!

Per questo Natale non ho nulla da chiedere per me: ho tutto quello che avrei potuto desiderare qui, vicino a me, in casa mia. Sarò una persona poco ambiziosa, ma io quest’anno non posso che ringraziare il Signore per tutto quello che mi ha donato e certo non per meriti miei, eh! Per cui, per questo Natale vorrei chiedere tanta forza per mamma Roberta e per Qualcuno, perché quest’anno per loro non sarà Natale senza la loro Annastaccatolisa; vorrei chiedere dei punti esclamativi per Romina, quelli che vuole lei e tanti tanti sorrisi per Mia e Renato  e per Widepeak, Obi e le Nane.

E anche se quest’anno non ci saranno la Mamy e il Papy (hanno raggiunto mio fratello-bello a Sassuolo che era solo soletto:  in questi casi è giusto che si divida la famiglia) io ho l’onore di avere a cena da noi la mamma e il papà di Francesca. Come dicevo prima, sono una persona molto molto fortunata.

Allora, lasciate che vi stringa tutti in un abbraccio e vi auguri un Natale sereno, davvero, col cuore.

BUON NATALE!


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Buon compleanno amore mio!

AVVISO AI LETTORI: questo è un post lungo lungo e potrebbe tediarvi, ma se iniziate a leggerlo va letto tutto d’un fiato fino alla fine 🙂

E’ stato colpo di fulmine la prima volta che l’ho visto ad un corso di informatica, nell’ormai lontano 1999: alto, moro, bello, simpaticissimo e… fidanzato! E lo ero pure io per cui, niente, nada, nothing, rien de rien! Anzi, ho pensato di rendermi antipatica, di tenerlo distante ma… come si fa a restitere davanti a tanta grazia? Si fà, si fà… e si va avanti con la propria storia. Ho teminato il corso e la mia storia era salva. Ma si sà che, quando non c’è l’amore, le storie finiscono e la mia storia è finita dopo ben 7 anni. E chi t’incontro, casualmente, dopo 7 anni dal corso? Puffoforzuto! Sempre bello, anzi bellissimo, simpaticissimo ed io sempre più timida: un saluto amichevole, uno scambio di battute e viene fuori che anche lui, dopo 7 lunghi anni ha messo fine alla sua storia, o meglio, la parola fine ce l’ha messa lei (e la ringrazierò sempre per averlo fatto!!!). E poi… e poi, niente, nada, nothing, rien de rien. Ci perdiamo nuovamente di vista o questo è quello che sembra. In realtà, da quel giorno, non l’ho mai perso d’occhio: ho organizzato una efficentissima squadra di sorveglianza composta dalla Sory, da mio fratello-bello e dalla mia amica antonella g. Ovunque si trovasse Puffoforzuto, scattava la segnalazione della Sory e, giusto il tempo di mettermi in macchina, ero nei paraggi anch’io e passavo CASUALMENTE da quelle parti. Cosa succedeva? Un ciao e… niente, nada, nothing, rien de rien! Si passò così al piano B: mio fratello-bello, fingendosi amico di Puffoforzuto, chiama a casa sua e chiede alla mamma il suo numero di cellulare, ma la dolce mammina che è stata ben addestrata a non dare il numero a sconosciuti, ci nega la grazia. E si va avanti con avvistamenti, inseguimenti, pedinamenti per circa sei mesi: il solito ciao e niente, nada, ecc… Cosa avrei potuto fare da sola? Ero troppo timida per qualsiasi tipo di iniziativa: aspettavo che fosse lui a prenderla ma, essendomi mostrata fredda e distaccata al corso di informatica, cosa potevo prentendere da lui? 

Succede però che lo incontro, stavolta davvero casualmente (si lo so che vi risulta difficile crederlo…) in un centro commerciale e… “Oddio! scappiamo, andiamo via, facciamo finta di non averlo visto!” dico io a mia sorella. Ma la Sory che non ne può più di starmi a sentire, mi tradisce e passa proprio davanti a lui ed io che ho suo figlio Pippi tra le braccia sono costretta a seguirla. Bene: stavolta siamo vicinissimi, il cuore sta per uscirmi dal petto, sono rossa paonazza e…  “Stella! come stai?”. Cerco di mostrarmi disinvolta  e credo di esserci riuscita proprio male e mi esce un “Ciao! Bene grazie!” mentre avrei voluto dirgli “Sono cotta stracotta di te, sono mesi che ti dò la caccia, dammi immediatamente il tuo numero di telefono!”. Se non fosse stato per la Sory anche stavolta la conversazione sarebbe finità lì. Ma le sorelle sono un dono del cielo e con una faccia tosta come il marmo inizia a scambiare due chiacchiere con lui del tipo: “Mi ricordo di te… tu sei amico di Tizio” ecc… Intanto io, imbranatissima, muta come un pesce! Mi sarei presa a schiaffi da sola! Prima di salutarci, Puffoforzuto mi fà:

“Senti, perchè non mi dai il tuo numero di telefono? Magari uno di questi giorni ci prendiamo un caffè o ti sembro troppo provolone?”.

Oh! è da non crederci ma non mi ricordavo più il mio numero di telefono!! Rendiamoci conto: era lì davanti a me, mi stava chiedendo ciò che per mesi avevo desiderato ed io non ero nemmeno in grado di dire una sequenza di 10 cifre!!! Ma la Sory, che come ho detto prima, è un dono del cielo, sputa immediatamente il mio numero di telefono.

E’ FATTA! Puffoforzuto ha il mio numero di telefono!!!

Ci salutiamo, vado via zompettante col nipotone di 10 chili che improvvisamente mi sembrava più leggero di una piuma. Era solo questione di tempo: prima o poi mi avrebbe chiamata. Perchè… prima o poi l’avrebbe fatto… per forza…perchè non avrebbe dovuto farlo? Come vedete, avevo un’autostima galoppante. E’ passato un giorno, poi due, poi una settimana… niente, nada, ecc…

Non mi ha mai chiamata. (*)

Beh, era chiaro più del sole: non gli piacevo.Così l’autostima si è trasformata in insicurezza ed ho cominciato a pensare che forse sarebbe stato meglio mollare la presa, o meglio, la preda in questo caso. E così ho fatto. Niente più avvistamenti, niente più passeggiate “casuali” davanti a casa sua o al bar sotto casa sua. Me ne sono fatta una ragione ed ho voltato pagina. Poi…

… dopo mesi, succede che un giorno (vabbè, me lo ricordo perfettamente: era il 23 giugno 2006), mentre ero seduta al bar (quello sotto casa sua ma, credetemi!, è stata una scelta casuale…) con la mia amica antonella g. e ci scambiavamo appunti universitari, passa lui, abbronzatissimo, muscoloso, bello, ray-ban a specchio…

Antonella g: “Oh, tesò, non ci crederai! Alle tue spalle c’è l’amore tuo!”

Io: “Ma che davvero?! Oddio, oddio, facciamo finta di niente! parlami, parlami… beviamo il tè, ignoriamolo!”.

Antonella g: “Ne sei sicura? ma scusa, non è lui il tipo del quale sei innamorata? Mi hai fatto una testa così… è cambiato qualcosa?”

Io: “Ma no… mi strapiace ancora ma… sono io che non gli piaccio… non mi saluta nemmeno… dai, lasciamo perdere… ci sono stata fin troppo male… tanto, è già andato via. Tranquilla…”.

Continuiamo a parlare. Puffoforzuto è andato via. Andiamo via anche noi. Saluto la mia amica e vado via. Attraverso e sono dall’altra parte della strada. Ma Antonella g., che come mia sorella è un dono del cielo, mi chiama e mi sventola gli appunti. Porca vacca, li avevo dimenticati! La raggiungo e lei mi fà:

Antonella g.: “Non ti muovere!” giuro! sembrava una minaccia…. “Alle tue spalle c’è Puffoforzuto… non fare niente, vediamo solo se è vero che non ti saluta”.

Immobile, pietrificata… ma solo per qualche secondo. Il mio corpo mi tradisce e mi giro di scatto:

“Ciao! Allora, me lo spieghi perchè non mi saluti nemmeno?”

Puffoforzuto: “Stella! Perchè mai non dovrei salutare una così bella ragazza? Probabilmente ero sovrappensiero… e non riesco a fare due cose contemporaneamente!” (ve lo dicevo io che era simpatico…). “Ma noi non avevamo un caffè in sospeso?”.

Io: “Davvero? non ricordo…” (leggi in fronte: sì, provolone che non sei altro…).

Puffoforzuto: “Dammi il tuo…”.

Io: “No! facciamo che mi dai il TUO numero di telefono! Anzi, (giusto per essere sicuri) dammelo che ti faccio uno squillo così memorizzi il mio!”.

Numero di telefono memorizzato! Bacio, abbraccio soffocante alla mia amica Antonella g. e scappo al lavoro: ovviamente telefonata alla Sory e al fratello-bello!! Devono sapere!!

Cos’è successo dopo?

…..

…..

…….

………

Quella stessa sera, Puffoforzuto mi ha chiamata. (1)

Siamo usciti con i suoi amici: quattro ragazzi e una sola fanciulla ma chi se ne frega! Ce l’avevo davanti ai miei occhi, potevo godere della sua simpatia e ridere alla sue battute da bravo animatore che era… e potrei tediarvi ancora raccontandovi tutto quello che ha combinato in seguito ma è sufficiente sappiate che:

(*) aveva buttato via il bigliettino dove si era segnato il mio numero di telefono, quella volta al centro commerciale;

(1) mi aveva chiesto di uscire nella speranza che portassi con me qualche amica carina: io invece ero la tipa adatta per il suo migliore amico.

Com’è andata?

Che io perso 7 kg in meno di due mesi, che lui ha continuato a non capire che ero follemente, irrimediabilmente innamorata di lui (e che andavo in giro con i cartelloni “mi piaci tu!”) e che ho dovuto assistere alle varie gatte morte di turno che gli giravano intorno. La cosa che mi depistava però era che ogni sera, prima di andare a letto mi mandava un sms per augurarmi la buonanotte. M’illudevo e poi non accadeva nulla. Il mio cuoricino era diventato un interruttore: acceso – spento- acceso -spento. E poi tutte le volte che uscivamo in gruppo faceva in modo che io e il suo migliore amico restassimo soli… Ci stavo troppo male a alla fine ho deciso di lasciare il gruppo. Non avrei mai sopportato l’idea che un giorno o l’altro avrei potuto vederlo con la sua nuova fidanzata!

Ognuno per la sua strada.

Puffoforzuto è partito per un weekend che definirei “goliardico” con i suoi amici e lì è successo qualcosa di strano: mi mandava degli sms in cui si definiva un “provolone” innamorato ma troppo spaventato dall’amore ed io, povera me, gli offivo una spalla su cui piangere. Stavo malissimo ma non riuscivo a vederlo così male: lo incitavo a non darsi per vinto, a far capire a questa ragazza che gli piaceva e che se anche lei gli avesse dato un due di picche, lui almeno ci aveva provato.

Puffoforzuto ha seguito il mio consiglio: quella sera stessa…

MI HA BACIATA!!

Ero io! Ero io la ragazza che gli piaceva! Era spaventato perchè era bello che cotto anche lui ma temeva fosse già successo l’irreparabile, ossia che io e il suo amico ci fossimo fidanzati! Voi vi rendete conto?!? 

Sì, da quel momento, da quel meraviglioso 4 agosto 2006 è cominciata la mia favola. E come in tutte le favole, nella nostra, da poco più di sei mesi c’è una meravigliosa principessa, dolcissima, buonissima, identica a suo padre: dicono succeda quando la mamma è profondamente innamorata del papà.

E a te, amore mio, che non leggi mai il mio blog ma sono certa che ora lo stai facendo, faccio tanti,

TANTISSIMI AUGURI DI BUON COMPLEANNO!

Che la vita possa sorriderti sempre, che i tuoi sogni possano avverarsi e che tu possa diventare il papà di ancora tante principesse meravigliose, a patto che la mamma sia io, eh!? E va bene, anche di un principino…

E ora che ci hai dimostrato che, malgrado la tua veneranda età, non hai nemmeno un capello bianco, vuoi per favore tagliarti quel cespuglio riccioluto?

p.s. al regalo non ho provveduto: del resto, dopo averti regalato quel popò di figlia, non avrei potuto trovare niente di più originale.


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La scelta del mio abito da sposa.

Il 13 dicembre del 2008 è stato il giorno in cui sono andata a scegliere il mio abito da sposa. Lo ricordo benissimo. E ricordo perfettamente il mio stato d’animo: impaziente, sprizzavo gioia da tutti i pori, zompettavo per casa di mia madre come una bambina di 6 anni. Ad accompagnarmi c’erano la Mamy, la Sory, il mio nipotone Pippi e lei, Francesca, la mia migliore amica. Francesca non stava affatto bene quella sera: e non era una semplice infleunza. Eppure lei quella sera era lì per me, solo per me, tutta per me. Ed era bellissima, come sempre: un cappello nero da vera diva, un velo di rossetto rosso sulle labbra, due guance rosse rosse a causa della febbre ma un sorriso grande così! Era felice per me e si vedeva. Ci eravamo accordate, da vere monelle quali eravamo, di fare uno scherzo alla Mamy ed alla Sory!

Così, appena lei è arrivata ho comincaito a guardare un pò di abiti. Avevo le idee chiare: semplice ma frizzante. In realtà, qualche tempo prima,  ne avevo visto uno che mi era piaciuto tantissimo on line, avevo persino stampato la foto ma lo avevo conservato nella borsa pensando che, addosso ad una modella così, ovvio che era bellissimo! Nell’atelier mi hanno mostrato un sacco di abiti, alcuni davvero molto belli ma non il “mio”, altri davvero improponibili… così io e Francesca abbiamo messo in atto il nostro scherzo! Abbiamo visto un abito davvero orrendo, ci siamo scambiate un segno d’intesa ed io l’ho provato: non vi dico il disgusto sui volti della Mamy e della Sory quando mi hanno vista con quel “coso” addosso. Francesca, da vera attrice invece annuiva compiaciuta ed io: “Si… in effetti questo è davvero molto carino… “. Tempo due secondi siamo scoppiate a ridere, sotto lo sguardo divertito della commessa e con grande sollievo della Mamy e della Sory! Siamo tornate serie: abbiamo scelto quelli più vicini ai miei gusti ma, credetemi, nessuno mi ha colpita in particolare. Ne ho provati una decina: nessuna emozione per me, anzi cominciavo a preoccuparmi che non sarei riuscita a trovare il mio abito da sposa… Mi passavano per la mente i racconti delle mia amiche, di mia sorella che avevano già vissuto un’esperienza simile: “lo riconocerai subito” “appena lo indosserai capirai subito che è tuo” “piangerai come un idrante”. Io niente! Nessuna emozione. Nessuna! Ho lasciato perdere e siamo andate via. Prima di addormentarmi, quella stessa sera, ho ricevuto un sms:

Anche se non l’hai trovato stasera, il tuo abito è da qualche parte che ti sta aspettando: sei sulla buona strada. E quando lo troverai voglio esserci, altrimenti non avrebbe avuto senso la mia presenza stasera. P.s. Vederti con il velo mi ha emozionata… ti voglio bene scimmietta. Francy

Un paio di giorni dopo la Sory mi fissa un appuntamento in un altro atelier dove lavora una sua amica come sarta. Mica ci volevo andare! Alla fine la Mamy e la Sory mi convincono solo che stavolta Francesca non poteva essere presente: l’atelier era collocato al secondo piano di una palazzina senza ascensore, e per le condizioni di salute di Francy, questo era un vero ostacolo. “Tanto non lo trovo nemmeno qui, è inutile scomodarla…” ho pensato. Appena entrata, lo sguardo mi cade su un poster pubblicitario. Indovinate un po’? Era lo stesso abito che avevo visto on line, del quale mi ero stampata una copia. Chiedo alla commessa se hanno proprio quell’abito. La commessa sorridente mi fa cenno di sì e va a prenderlo. Intanto tiro fuori la copia dal mio portafogli. L’attesa sembrava interminabile: non vedevo l’ora di vederlo, di indossarlo! Detto fatto! Esco dal camerino: la Mamy e la Sory mi guardano emozionate, commosse… Pippi sorride… mi guardo allo specchio e… scoppio a piangere, rido, piango di nuovo! Lo tocco, stringo tra le mani il gonnellone in tulle, mi giro su me stessa… Mi piace un sacco!

“L’ho trovato… è questo il MIO abito! Voglio questo!”

La commessa mi propone comunque di provarne altri: accetto il suggerimento anche se poi si è rivelato inutile. Colpo di fulmine, come con Puffoforzuto! Mi lascio raccogliere i capelli in un’acconciatura improvvisata, mettere il velo e il bouquet tra le mani. La Mamy e la Sory sono in lacrime… Pippi viene accanto a me e proviamo a fare qualche passo insieme. Anche lui approva! E’ fatta! L’indomani mando una foto a Francy dell’abito: piace tantissimo anche a lei ed alla sua mamma!

E’ stato così che ho trovato il mio abito da sposa. E il giorno del mio matrimonio ero una sposa semplice ma frizzante, come volevo essere: ho fatto tutto da sola, dal trucco al parrucco. In realtà è stato semplicissimo: ho lavato e stirato i capelli, li ho lasciati completamente sciolti, ho staccato un’orchidea bianca, freschissima da una composizione floreale e me la sono sistemata tra i capelli. Un trucco leggerissimo perché ero abbronzatissima, giusto un po’ di lucidalabbra.  Quel giorno ha piovuto tanto, malgrado fossimo in pieno agosto: dicono porti fortuna. “Sposa bagnata, sposa fortunata”. Ed io lo sono davvero: quel giorno ho coronato il mio sogno d’amore con l’uomo che ho amato dal primo giorno che ho visto, circondata dall’amore dei miei cari e dei miei amici. Mancava solo lei… Francy è volata in cielo il 30 gennaio 2009, un mese dopo esser venuta con me a scegliere l’abito. Ma, come ho già scritto qui, avevo al dito il suo anello, regalatomi dai suoi genitori e quel giorno lei era con me, seduta in prima fila in chiesa, sorridente e felice per me perché mi voleva bene, davvero. E venire a scegliere l’abito insieme a me, è stato uno dei regali più belli che potesse farmi perché so quanto le sia costato esserci. Ed io ho mantenuto la promessa che ci eravamo fatte: ho sorriso tutto il giorno.


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Le chicche di Puffoforzuto 2.

Puffoforzuto e la Tata giocano. Io sono alle prese con gli ultimi addobbi di Natale.

Puffoforzuto. “Allora polpetta, cosa vogliamo fare? Vuoi la coniglietta Mimì? O preferisci Raffa, la giraffa?”. La Tata farfuglia qualcosa e ride divertita.

Puffoforzuto: “Ho capito. Vuoi l’hot dog?”.

Mi precipito in cucina! Ma che cavolo fa’? L’hot dog alla Tata??!!

Io: “Ma sei impazzito?! Come sarebbe vuoi l’hot dog??!”.

Puffoforzuto, angelicamente, ha in mano un cagnolone che ho comprato giorni fà, all’interno del quale c’è una borsa d’acqua calda.

Puffoforzuto: “Che c’è? HOT DOG = CANE CALDO. Qui tutti i peluches hanno un nome… ora ne ha uno anche lui”.

Io ADORO quest’uomo!


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Una buona stella.

Ritorna la nota manifestazione organizzata dall’AIL (associazione italiana contro leucemie, linfomi, mielomi) per raccogliere fondi a favore della ricerca. L’8-9-10-11 dicembre in tutte le piazze troveremo le stelle di Natale: prendiamone una e portiamola a casa nostra o regaliamola. E’ un modo carino ma soprattutto concreto per sostenere la ricerca. E’ il mio modo per dire GRAZIE alla ricerca per aver trovato la cura per il mio Papy, ora felicemente ex malato di mieloma multiplo.

Facciamolo tutti: sosteniamo la ricerca! E’ il miglior investimento per il nostro futuro e per quello dei nostri figli.


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Le chicche di Puffoforzuto 1.

Come giustamente mi ha fatto notare la mia amica antonella g., ho omesso di raccontare un’altra chicca di Puffoforzuto, una delle tante. Questa volta la location è Parigi e se con l’inglese qualche parola la spiccica (yes, no, tenc iu…) con il francese è un vero disastro. Solo che quando ne combina una delle sue e ci siamo solo io e lui, finisce sempre che la prendiamo a ridere: il problema è che stavolta con noi c’erano la Mamy, il Papy, la Sory, mio cognato-tutto-fare e il mio nipotone Pippi, che aveva 4 anni e mezzo. La scena è questa:

Fila alle casse per prendere i biglietti per visitare la Tour Eiffel. Puffoforzuto, come al solito, prende in mano la situazione e chiede e va a fare i biglietti. Il prezzo che avevamo calcolato noi è diverso da quello che ci chiedono alle casse: inferiore. La cosa mi puzza un pò. Dopo aver fatto la fila alla cassa, ci si sposta dietro una fila interminabile che praticamente abbraccia la base della torre. Un addetto ci chiede di seguirlo. Niente fila per noi!  Mi chiedo come cavolo avrà fatto Puffoforzuto ad ottenere un privilegio simile… ma mi unisco zompettante ed allegra al gruppo.

Saliamo le prime scale. Puffoforzuto tiene Pippi in braccio (un principino di oltre 30 chili!) e mio cognato-tutto-fare si accolla il passeggino: niente di tragico, a breve avremmo preso l’ascensore. Intanto mia madre borbotta qualcosa: “Mi sembra stranò però che ci facciano fare le scale… Quando ci sono venuta io qualche anno fà abbiamo preso subito l’ascensore…”. In effetti, anche per me non era la prima volta: ci ero già venuta con mio fratello-bello ed anche in quel caso, avevamo preso subito l’ascensore.

Sali, sali, e sali sali… l’accesso all’ascensore non c’è! Cos’era successo? Alle casse avevano chiesto a Puffoforzuto se volevamo prendere subito l’ascensore o meno. Avrà capito cosa gli stavano chiedendo?…

 Morale della favola: ci siamo fatti i primi due livelli A PIEDI, scalino dopo scalino, nipotone e passeggino in spalla con mio padre che, poverino, in quel periodo stava prendendo dei farmaci piuttosto pesanti che provocavano stordimento e stanchezza e con mia madre che si lamentava per ogni scalino in più e scuoteva la testa… Puffoforzuto era mortificato ma ormai il danno era fatto. Magari una volta su in cima avremmo potuto fargli fare del sano bungin jumping…

Certo, la vista dalla Torre ci ha ripagato di tanta fatica ma abbiamo trascorso il resto del soggiorno a Parigi con l’acido lattico in circolo nelle gambe e con Puffoforzuto al quale fischiavano le orecchie!!!